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"Nuvole Rosa" - Giro d'Italia avvincente, ma non bello

di Luca Peccerillo

E’ stato un Giro avvincente, pieno di sorprese grazie alla voglia di fare dei corridori che hanno affrontato alla grande ogni tappa, ma non si può dire che sia stata un'edizione bella. Troppo limitati i valori tecnici di un campo partenti piuttosto modesto, in cui la Liquigas - unica formazione Pro Tour a presentarsi con una grande squadra - era nettamente superiore a tutte le altre formazioni e ha potuto fare il bello e il cattivo tempo piazzando alla fine ben tre corridori nella TopTen della classifica: il vincitore Basso, Nibali che è salito sul podio ed il croato Kiserlovski che si è piazzato decimo. Non per niente le due grandi sorprese della corsa rosa 2010 sono venute nella tappa di Montalcino, quando la squadra di Amadio e Zanatta è stata costretta ad inseguire a causa di una caduta plurima dei verdeblù che ha coinvolto l’allora maglia rosa Nibali, e in quella dell’Aquila, con la fuga bidone dei 56 che è nata proprio perché la Liquigas giustamente non si è svenata per inseguire.

Pensiamo che il Giro per diventare veramente una grande corsa internazionale sulla scia del Tour - come desiderano gli organizzatori, perché a noi il Giro è sempre piaciuto, anche se forse prima era più “provinciale” - più che puntare su frazioni da disputare all’estero debba cercare di migliorare il campo dei partenti. Non c'entra il nome della squadra che partecipa, ma con quali atleti viene a correre. Le uniche compagini che si sono presentate con la migliore formazione possibile sono state quelle italiane – non per niente la Liquigas ha dominato, mentre Androni, Acqua&Sapone e Colnago-Csf hanno vinto una tappa a testa, con la sola Lampre rimasta al palo –. Poi la Bouygues Telecom, in parte la Katusha - e anche loro hanno vinto tappe - e la Cervelo con Sastre e Tondo. Quasi tutte le altre - soprattutto Rabobank, Saxo Bank, Garmin, Htc-Columbia, Bmc Racing, Cofidis, Caisse d’Epargne ed Astana - sono venute con le seconde linee e nonostante questo hanno vinto tappe e piazzato corridori in classifica, a dimostrazione che il roster del Giro di quest’anno era piuttosto misero.

D’altronde, erano assenti – per motivi vari e non sempre belli – i primi tre dell’anno scorso, ovvero Menchov, Di Luca e Pellizotti. Della top ten del Tour 2009 c’erano soltanto Wiggins, che però è venuto per allenarsi, Nibali e Vandevelde che praticamente non ha corso dato che è caduto dopo pochi metri di gara. E dei primi della Vuelta 2009 erano presenti solo Evans e Basso. Non per niente Basso, Evans e Nibali, insieme a Scarponi e alla sorpresa Arroyo, sono quelli che si sono giocati la vittoria finale.

Questo non toglie nulla al successo di Ivan Basso, che lo ha meritato dimostrando di essere il più forte di tutti in salita. La sua azione sullo Zoncolan resterà nel ricordo degli sportivi insieme alla tappa epica di Montalcino ed alla fuga dell’Aquila, grazie alla quale il Giro è rimasto aperto e avvincente. Eppure siamo convinti che Nibali e Scarponi abbiano qualcosa da recriminare. Innanzitutto, hanno da maledire la cattiva sorte che li ha fatti cadere nella tappa di Montalcino. Entrambi, infatti, a differenza di Basso che era in difficoltà, hanno rimontato alla grande dimostrando che senza lo scivolone non si sarebbero mai staccati dal primo gruppo. Con i “se” e con i “ma” non si fa la storia, ma quella caduta ha cambiato volto al Giro. Se Nibali fosse rimasto nel gruppetto di testa, non sarebbe stato fermato per aiutare Basso e avrebbe potuto guadagnare sul varesino un vantaggio importante che poteva modificare le gerarchie in casa Liquigas. Lo “Squalo dello Stretto” non aveva la forza per reggere il ritmo di Basso sullo Zoncolan e forse anche sul Mortirolo, ma aveva dalla sua parte le discese che, invece, ha dovuto affrontare facendosi venire il torcicollo a forza di voltarsi indietro per vedere dov’era il compagno varesino. Scarponi mastica amaro per non aver centrato il podio, ma per riuscirci doveva provare un attacco sul Tonale prima di quando lo ha fatto, doveva almeno provarci per vedere se Nibali e Arroyo erano in grado di rispondere. Era necessario rischiare un po’ di più, ma il marchigiano non ha da recriminare solo sulla tappa con il Gavia: basti pensare che è arrivato a 2’50” da Basso e ha perso 2’24” nella sola cronosquadre.

Cadel Evans è andato bene, ma sulle grandi salite continua a faticare e non si può correre il Giro senza compagni di squadra. Vinokourov ha dato tutto, come sempre, ma non è più in grado di vincere un grande giro. Arroyo è riuscito a cogliere l’occasione della vita, anche se non è piaciuta la sua desistenza nella tappa del Gavia, in cui è parso che fra i primi della classifica ci fosse un tacito accordo: noi non attacchiamo in salita, voi non lo fate in discesa, così nessuno rischia la pelle. Sastre ha confermato di aver imboccato la  via del tramonto, anche se è stata bella ed intelligente l’azione che la sua squadra ha inscenato in terra d’Abruzzo. La fuga dei 56 dell’Aquila è stato uno dei punti-chiave di questo Giro, tanto che dei primi venti della graduatoria ben nove  - Arroyo, Porte, Sastre, Kiserlovski, Ardila, Efimkin, Gerdemann, Kruiswijk e Dupont – hanno guadagnato 12’ in quella frazione.

Infine, peccato per Pozzovivo e Tiralongo, troppo presto tagliati fuori da brutte cadute, e complimenti a Pippo Pozzato, che ha onorato nel migliore dei modi la maglia tricolore che ora dovrà lasciare, ed al giovane Manuel Belletti, che ha vinto una grande tappa vicino a casa. Bene anche il vecchietto Garzelli che si è tolto il lusso di vincere persino la cronoscalata ed il giovane Richie Porte, grandissima sorpresa da seguire in futuro. Continua, invece, il mistero di Cunego e di una squadra, la Lampre, che è rimasta a bocca asciutta non riuscendo a portare Petacchi a giocarsi la volata nelle frazioni iniziali prima che l’asma bronchiale lo costringesse al ritiro. Bisogna dare tempo alla compagine di Saronni, che ha deciso di puntare sui giovani, però non comprendiamo perché nessuno di loro era al via al Giro.

Adesso inizia il lungo mese di preparazione al Tour con il Giro di Lussemburgo, il Delfinato, il Giro di Svizzera ed i campionati nazionali. Basso, Evans, Vinokourov e probabilmente Sastre saranno al via della Grand Boucle. Vedremo cosa saranno in grado di fare: pronti, se si piazzeranno ai primi posti in classifica, a rimangiarci le nostre parole sulla pochezza tecnica di questo Giro.

Non abbiamo nessun problema ad essere smentiti, purché a vincere sia il ciclismo...


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