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"Nuvole Rosa" - Gibo, dai nostri cuori non uscirai mai

di Luca Peccerillo

Quella che doveva essere la frazione regina del Giro d'Italia non ha aggiunto nulla al romanzo della corsa rosa 2010. Ivan Basso con la sua Liquigas ha controllato agevolmente la gara. Sastre e Vinokourov hanno mostrato coraggio ma poca gamba, dando vita ad una lunga fuga crollata nel finale. Evans si è limitato ad uno scatto negli ultimi chilometri della salita verso il traguardo, ma non gli è valso neppure la vittoria di tappa. Scarponi ha fatto un allungo intelligente nel finale, cercando di guadagnare un posto sul podio, ma Basso gli ha tolto l’ultimo abbuono e ora è a un solo secondo da Nibali e la composizione del podio finale si deciderà nei 15 km a cronometro di domani a Verona. Arroyo si è limitato a difendersi preferendo un secondo posto sicuro – anche se deve ancora disputare la prova contro il tempo, specialità nella quale ha sempre manifestato grossi limiti – ad un sogno chiamato vittoria.

Insomma, il Gavia è scivolato via come se non ci fosse stato – chiaramente sempre con il dovuto rispetto per la fatica dei corridori – anzi, probabilmente la frazione sarebbe stata più combattuta senza l’ascesa alla Cima Coppi, a conferma di come il futuro dei Grandi Giri deve prevedere frazioni brevi e nervose, come da tempo si vedono alla Vuelta e come aveva proposto il percorso del Giro 2009. Le uniche emozioni che ci hanno fatto palpitare il cuore, oggi le ha regalate un signore di 39 anni, all’ultima tappa in linea della sua eccellente carriera. Gilberto Simoni è scattato più volte sui tornanti del Gavia, sembrando quasi il Gibo dei tempi belli, e la beffa dello sprint perso contro lo svizzero Tschopp sulla Cima Coppi – traguardo mancato che gli ha tagliato le gambe, perché quello era il suo vero obiettivo – è l’emblema della sua lunga carriera.

Dopo che lo svizzero aveva risposto ad un suo scatto e poi allungato, Simoni poteva stare tranquillamente alla sua ruota, tanto da dietro non rientravano, e poi tentare un decisivo scatto negli ultimi metri prima della vetta. Invece, come sempre, si è comportato in maniera generosa, ha tirato quasi sempre lui negli ultimi chilometri e alla fine è stato beffato per pochi centimetri. Un modo di correre spavaldo e generoso che ha sempre accompagnato Gibo e che spesso lo ha tradito. Non è mai sceso a patti con nessuno, correndo sempre a muso duro e pagando caro questo comportamento. Un personaggio “contro” che non ha mai cercato amicizie e comprensione, che non ha avuto vita facile all’interno del gruppo.

Come nel Giro 2002, quando dopo aver vinto la tappa di Campitello Matese e ipotecato la maglia rosa finale venne allontanato perché positivo alla cocaina (pare siano state caramelle peruviane che avevano foglie di coca fra gli ingredienti) al test antidoping. Però in realtà per Simoni non arriverà mai nessuna squalifica ed è la Saeco, la sua squadra, ad accettare di mandarlo via, impedendogli di centrare il bis al Giro. O come nel 2004, quando a strappargli il Giro fu il suo compagno di squadra Cunego, che approfittò del marcamento su Gibo per andare a vincere la sua unica corsa rosa. Non solo, Cunego andò a sprintare davanti a Simoni anche nella frazione di Bormio 2000, togliendoli la soddisfazione del successo. Il trentino si inferocì e il giorno dopo nella Bormio-Presolana inscenò un fantastico attacco da lontano con Garzelli, a cui poi andò la tappa, con Cunego che si salvò grazie all’aiuto di Cioni e Gonchar intenti a conservare il posto in classifica. O come nel 2005 quando arrivò secondo a soli 28” da Savoldelli, vedendo sfumare il sogno del tris di vittorie finali nella corsa rosa nell’ultima ascesa al Sestriere (secondo dietro Rujano) dopo aver fatto un’azione fantastica con Di Luca sul Colle delle Finestre e con grandi polemiche perché Savoldelli sulla salita in sterrato venne spudoratamente aiutato dal duo della Lotto Ardila-Van Huffel. O come nel 2006, quando arrivò terzo e masticò amaro considerando che i primi due della graduatoria, Basso e Enrique Gutierrez: coinvolti nell’Operacion Puerto, fermati e squalificati poco tempo dopo. Con la beffa dell’arrivo dell’Aprica, dove Basso dopo aver sfruttato il suo aiuto in discesa lo staccò negli ultimi chilometri invece di limitarsi al tradizionale e consueto "a me il Giro, a te la tappa", come invece il varesino ha fatto ieri con Scarponi. E che lo stesso Gibo, fra l’altro, fece nel 2001 sul Pordoi quando, sicuro di aver vinto il suo primo Giro, lasciò il successo al compagno di fuga Perez Cuapio.

Ma il torto più grande a Simoni è stato fatto nel Mondiale del 2001 a Lisbona, il primo del ct  Ballerini. Gibo, scegliendo i tempi giusti, nel finale sferra un attacco che sembra decisivo e, mentre tutti si guardano e il suo vantaggio aumenta, è un altro italiano – Lanfranchi – a partire e andarlo a prendere tirandosi dietro il gruppo, con Freire che batterà in volata Bettini.

Episodi brutti che però accrescono la meritata gloria di questo guerriero del pedale, che chiude la carriera dopo aver disputato dodici Giri d’Italia - vincendone due e salendo altre cinque volte sul podio con anche un quarto posto -, centrato il successo di tappa in tutti e tre i Grandi Giri e, soprattutto, dopo aver trionfato in quasi tutti gli arrivi in salita più belli: dallo Zoncolan all’Angliru, dal Mont Faron all’Alto de Abantos.

Grazie Gibo, dai nostri cuori non uscirai mai.


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Commenti


Un Grande che mi ha fatto appassionare di ciclismo (cosa non molto comune a Roma)... mi mancherà tantissimo come tutte quelle emozioni che mi ha dato. Grande GIBO!
alessandro (31 Maggio 2010, 0:13:47)

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