L'opinione - Schegge di ciclismo troppo presto diventate leggenda
di Daniele Galosso
Le due Parigi-Roubaix vinte e quella beffardamente persa all’ultimo centimetro, il soprannome acquisito di “Monsieur Roubaix” e la zampata a Morbegno nel Giro del ’91. Ma anche la potente volata di Cipollini a Zolder e le imprese iridate di Bettini, l’alloro olimpico di Atene e l’allungo varesino di Ballan. Persino le uova lanciate a Verona nel 2004 dai tifosi di Rebellin delusi. Schegge di ciclismo. Episodi troppo presto diventati leggenda.
Imprese centrate ed imprese sfiorate, con un artefice a comune denominatore. Imprese, oggi, in secondo piano. Perché, oggi, non è venuto a mancare un ex corridore. Non un commissario tecnico. O meglio: non solo. Oggi ci ha innanzitutto salutato Franco Ballerini, un grande uomo. Un ragazzo. Un ragazzo di appena 45 anni, solare e disponibile. Sempre disposto a scambiare qualche parola o rilasciare un’intervista al volo. Equilibrato, pacato. Mai una frase fuori posto, anche dopo una giornata storta. Anzi, aperto al confronto e attento a recepire il parere degli altri. Un ragazzo con una grande carica interiore, che ben sapeva trasmettere a chi gli stava intorno.
Compito per nulla invidiabile quello di chi dovesse mai cercare un episodio che metta in discussione l’uomo Franco Ballerini. Perché, come ha spiegato commosso Gian Paolo Ormezzano appena appresa la maledetta notizia, “dei defunti si parla sempre bene, ma di lui non si poteva che parlar bene anche da vivo”.